INPS: Intervento del Fondo di Garanzia nel caso di trasferimento d’Azienda

Con il messaggio n. 2272 del 14/06/2019, l’INPS ha fornito istruzioni riepilogative e di aggiornamento sulle modalità di intervento del Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto nelle ipotesi di trasferimento d’azienda al fine di garantire uniformità di trattamento alle diverse fattispecie.  

Prima di addentrarci nell’analisi del messaggio dell’Istituto, occorre ricordare che il Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto, instituito dalla Legge n.297 del 29/05/1982 all’art.2, ha lo scopo di sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza di quest’ultimo nel pagamento del TFR (Trattamento di Fine Rapporto), di cui all’art.2120 del codice civile, spettante ai lavori.  

L’art.2112 del codice civile rubricato “Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’Azienda” recita quanto segue: “In caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. 

Il cedente ed il cessionario sono obbligati, in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva al tempo del trasferimento. Con le procedure di cui agli articoli 410 e 411 del codice di procedura civile il lavoratore può consentire la liberazione del cedente dalle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. 

Il cessionario è tenuto ad applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali ed aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, salvo che siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all'impresa del cessionario. L'effetto di sostituzione si produce esclusivamente fra contratti collettivi del medesimo livello. 

Ferma restando la facoltà di esercitare il recesso ai sensi della normativa in materia di licenziamenti, il trasferimento d'azienda non costituisce di per sé motivo di licenziamento. Il lavoratore, le cui condizioni di lavoro subiscono una sostanziale modifica nei tre mesi successivi al trasferimento d'azienda, può rassegnare le proprie dimissioni con gli effetti di cui all'articolo 2119, primo comma (…)”. 

Dove per trasferimento d’azienda si intende, “qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento nella titolarità di un'attività economica organizzata, con o senza scopo di lucro, preesistente al trasferimento e che conserva nel trasferimento la propria identità a prescindere dalla tipologia negoziale o dal provvedimento sulla base del quale il trasferimento è attuato ivi compresi l'usufrutto o l'affitto di azienda. Le disposizioni del presente articolo si applicano altresì al trasferimento di parte dell'azienda, intesa come articolazione funzionalmente autonoma di un'attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente e dal cessionario al momento del suo trasferimento”.  

Il presente articolo ha l’intento precipuo di porre in essere una serie di tutele volte a favore dei lavoratori subordinati in modo che le vicende societarie non impattino negativamente sulle posizioni dei lavoratori stessi. Oltre alla normativa civilistica anche la normativa europea con la direttiva n.23/2001/Ce pone in essere una serie di protezioni nei confronti dei lavoratori subordinati in caso di trasferimento d’azienda.  

Nonostante, la circolare n.74 del 15/07/2008, esponga i casi di intervento del Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto, l’Istituto a fronte del nuovo contesto normativo e di una più recente giurisprudenza di legittimità in materia di trasferimento d’azienda ha voluto fornire un riepilogo generale sulle modalità di intervento del Fondo medesimo nelle diverse casistiche di trasferimento d’azienda. Di seguito verranno trattate le diverse fattispecie.  

Qualora, il trasferimento d’azienda sia stato effettuato da un’azienda cedente in bonis, il Fondo di Garanzia per il trattamento di fine rapporto può intervenire, per l’intero importo maturato dal dipendente, solo in caso di insolvenza del datore di lavoro cessionario. Al contrario, qualora il trasferimento d’azienda sia effettuato da un’azienda cedente soggetta a procedura concorsuale, il legislatore consente di derogare a tutte o alcune delle tutele previste dalla disposizione di cui all’art.2112 del codice civile. In particolare, nelle ipotesi in cui il trasferimento sia attuato da aziende sottoposte a fallimento, concordato preventivo con cessione dei beni, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria per le quali non viene prevista o viene cessata la continuazione dell’attività e il rapporto di lavoro continua con l’acquirente non si applica l’art.2112 del codice civile, salvo che l’accordo con le rappresentanze sindacali non prevede condizioni di miglior favore. Pertanto, l’Istituto, in questa casistica, afferma che “il Fondo di Garanzia corrisponderà ai lavoratori il TFR maturato alle dipendenze del cedente sino alla data del trasferimento, salvo che l’accordo sindacale preliminare al trasferimento non abbia previsto, quale condizione di miglior favore l’accollo del TFR da parte dell’acquirente stesso”. 

Mentre, nell’ipotesi in cui il trasferimento sia attuato da un’azienda cedente posta in amministrazione straordinaria con continuità dell’esercizio di impresa e da un’azienda per la quale è stata aperta una procedura di concordato preventivo la normativa prevista dall’art.2112 del codice civile trovano applicazione nei termini e con le limitazioni previste dall’accordo con le rappresentanze sindacali. Tuttavia, nel caso precedentemente citato, sembra sussistere una contraddizione tra la normativa posta a tutela dei crediti dei lavoratori e l’art.2120 del codice civile, che disciplina il trattamento di fine rapporto e che impone la cessazione del rapporto quale condizione di esigibilità del credito. Attraverso l’accordo preliminare al trasferimento vengono riviste le tutele dell’art.2112 del codice civile pertanto, si verifica più spesso che gli accordi prevedano il passaggio dei lavoratori “senza soluzione di continuità” e la deroga alla responsabilità solidale tra cedente e cessionario per i crediti di lavoro esistenti all’atto del trasferimento. Di conseguenza, il datore di lavoro cessionario non risponde del debito per il TFR e in assenza di soluzione di continuità del rapporto non si verifica la condizione per la richiesta del TFR e il conseguente intervento del Fondo di Garanzia.  

Quindi, l’ordinamento non prevede in questi casi, l’obbligo per il cessionario in bonis di gravarsi dei debiti del cedente vantati nei confronti dei dipendenti, perciò in assenza dell’intervento del Fondo di Garanzia, i crediti dei lavoratori rimarrebbero privi di tutela e questo sarebbe in contrasto con quanto previsto dalla normativa europea. Al fine di superare questa lacuna normativa, l’Istituto ritiene che il TFR possa essere considerato esigibile alla data del trasferimento.  

Anche l’affitto d’azienda, come previsto dall’art.2112 del codice civile, dà luogo al trasferimento d’azienda. Quindi, qualora intercorra il fallimento dell’azienda cedente, questo non comporta la retrocessione dei lavoratori passati alle dipendenze del cessionario e quindi le domande volte ad ottenere la liquidazione della quota TFR maturata dai lavoratori per il periodo in cui erano alle dipendenze della cedente non potranno trovare accoglimento. Allo stesso modo, in caso di fallimento del cessionario e di retrocessione dei lavoratori all’impresa cedente in bonis, il Fondo di garanzia non potrà adoperarsi per erogare la quota di TFR maturata dai dipendenti alle dipendenze dell’azienda fallita.

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