Gestione del contributo addizionale NASPI 0,50% per i rinnovi, alcune precisazioni

Lo scorso 6 settembre 2019, l’INPS, con la circolare n. 121, ha pubblicato le istruzioni operative per la gestione degli adempimenti riguardanti l’incremento del contributo addizionale NASPI dello 0,50% in occasione di ciascun rinnovo del contratto di lavoro a termine. 

Con l’introduzione del Decreto Dignità, il legislatore ha modificato la normativa che disciplina il contratto a tempo determinato anche nella somministrazione. La nuova normativa prevede una durata massima di 24 mesi e massimo 4 proroghe, per i rapporti di lavoro intercorrenti tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale. Nello specifico, i primi 12 mesi possono essere stipulati senza causale, mentre i secondi 12 mesi possono essere attivati solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:  

  • Esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;  

  • Esigenze sostitutive di altri lavoratori;  

  • Esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.  

Inoltre, in occasione di ciascun rinnovo del contratto a termine, il Legislatore, ai sensi dell’art. 3 comma 2 del presente Decreto, ha previsto a carico dei datori di lavoro l’aumento del contributo addizionale che finanzia la NASPI, nella misura dello 0,50%. L’applicazione del contributo aggiuntivo dello 0,50% sui rinnovi è entrata in vigore dal 14 luglio 2018.  

Si precisa che si è in presenza di rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato quando l’iniziale contratto raggiunge la scadenza originariamente prevista (o successivamente prorogata) e le parti procedono alla sottoscrizione di un ulteriore contratto a termine. Allo stesso modo, il concetto di rinnovo si applica anche al contratto di somministrazione, nel caso in cui lo stesso utilizzatore abbia instaurato un precedente contratto di lavoro a termine con il medesimo lavoratore, oppure nell’ipotesi contraria.  

Perciò, l’aumento del contributo addizionale si applica alle tipologie di rinnovi sopra descritte a decorrere dal 14 luglio 2018, anche qualora il contratto a termine sia stato già rinnovato precedentemente alla suddetta data. Quindi, ad ogni rinnovo di contratto di lavoro a tempo determinato-anche non superiore a tre giorni- oppure di somministrazione, l’incremento dello 0.50% si sommerà a quanto dovuto in precedenza a titolo di contributo addizionale, ossia 1° rinnovo: 1.90% (1.40%+0.50%); rinnovo 2: 2.40% (1.90%+0.50%); 3°rinnovo: 2.90% (2.40%+0.50%).  

La restituzione del contributo aggiuntivo, secondo quanto disciplinato dall’art.2 comma 30 della Legge n.92/2012, avviene al verificarsi di una delle fattispecie di seguito descritte:  

  • Trasformazione del contributo a tempo indeterminato;  

  • Assunzione del lavoratore a tempo indeterminato entro il termine di 6 mesi dalla cessazione del precedente contratto a termine.  

In presenza di più rinnovi, il recupero dell’importo riguarda soltanto l’ultimo contratto.  

Pertanto, a decorrere dalla competenza di settembre 2019 e successivamente posticipata con la mensilità di ottobre 2019 (con il messaggio n. 3447 del 24/09/2019), i datori di lavoro sono tenuti al versamento della maggiorazione del contributo addizionale NASPI per il periodo compreso tra il 14 luglio e agosto 2019.  

Nel caso di aziende sospese o cessate, i datori di lavoro tenuti al versamento del contributo aggiuntivo si dovranno avvalere della procedura delle regolarizzazioni (uniemens/vig) entro il 16 del terzo mese successivo a quello di emanazione della presente circolare senza l’applicazione di oneri accessori.  

Infine, l’Istituto ricorda che rimangono esclusi dall’applicazione del contributo aggiuntivo, le seguenti tipologie contrattuali:  

  • I rapporti a tempo determinato degli operai agricoli;  

  • I rapporti di lavoro domestico;  

  • I rapporti di lavoro a termine in sostituzione di lavoratori assenti  

  • I rapporti di lavoro a termine per lo svolgimento delle attività stagionali; 

  • I rapporti di lavoro a termine relativi ai lavoratori destinati a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how e di supporto, di assistenza tecnica o coordinamento presso le università private, gli istituti pubblici di ricerca, le società pubbliche che promuovo la ricerca e l’innovazione e gli enti privati di ricerca. Si precisa che per queste tipologie di lavoratori la normativa prevede l’applicazione del 1,40%, ma non del contributo aggiuntivo.  

  • I rapporti di lavoro a termine stipulate dalle pubbliche amministrazioni, di cui all’art., comma 2, del Dlgs n.165/2001 e successive modificazioni. Tuttavia, però, dal 1° gennaio 2016 non essendo stata rinnovata tale disposizione esonerativa per i lavoratori a tempo determinato assunti nell’ambito di attività stagionali non ricomprese nell’elenco del DPR n.1525/1963, definite stagionali dalla contrattazione collettiva, è dovuto il contributo addizionale NASPI. 

  • L'apprendistato a termine con caratteristiche stagionali.  

  • I contratti di lavoro intermittenti o a chiamata stipulati a tempo determinato. Si è soliti escludere tale tipologia contrattuale in quanto la normativa non apporta specifici richiami a questa tipologia contrattuale.

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