Licenziamento illegittimo e sopravvenuta crisi aziendale

Con ordinanza n. 1888 del 28 gennaio 2020 la Corte di Cassazione si è espressa ponendo un limite alla tutela reale prevista dall’art. 18 L. 300/1970 in caso di licenziamento illegittimo.  

Nel caso di specie, quasi al termine del limite di prescrizione quinquennale, il lavoratore aveva agito per ottenere l’annullamento del licenziamento per GMO intimato nel luglio 2005. La Corte d’Appello di Catania dichiarava illegittimo il licenziamento e condannava l’azienda al pagamento di una indennità risarcitoria e alla reintegra del lavoratore nel posto di lavoro. Le mutate condizioni economiche della società avevano tuttavia decretato la cessazione totale dell’attività aziendale nel 2010 e la sua ammissione al concordato preventivo nel 2013, ben prima che la Corte d’Appello emanasse la sentenza di reintegra, avvenuta nel 2017.  

Secondo la Corte di Cassazione, la tutela reale del posto di lavoro non può spingersi fino ad escludere la possibile incidenza di successive vicende determinanti l’estinzione del vincolo obbligatorio, prima fra tutte, appunto, la sopraggiunta cessazione totale dell’attività aziendale. Il giudice che accerti l’illegittimità del licenziamento deve quindi accertare caso per caso se la situazione organizzativa e patrimoniale dell’azienda possa o meno consentire la prosecuzione di una sua utile attività prima di disporre la reintegra nel posto di lavoro. Qualora la reintegrazione non sia possibile, il giudice deve limitarsi a quantificare il diritto al risarcimento del danno per il periodo compreso tra la data del licenziamento illegittimo e quella della sopravvenuta causa di risoluzione del rapporto. Tale principio è applicabile anche nei confronti delle società in liquidazione, alle quali può essere imposta la reintegra solo se l’attività sociale non sia definitivamente cessata e non vi sia stato l’azzeramento effettivo dell’organico del personale. 

Condividi questo articolo