Garante della Privacy e telecamere nascoste

L’art.4 dello Stato dei Lavoratori disciplina che “Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell'Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell'Ispettorato nazionale del lavoro. I provvedimenti di cui al terzo periodo sono definitivi”.  

La sopracitata normativa non può essere, però, applicata agli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e agli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. Pertanto, le informazioni raccolte possono essere utilizzate ai soli fini consessi al rapporto di lavoro, purchè venga data al lavoratore un’adeguata informazione delle modalità d’uso e di effettuazione dei controlli e nel rispetto della normativa sulla privacy.  

Con una recente sentenza la Corte Europea dei diritti Umani ha ritenuto legittimo l’implementazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro, in quanto nel caso di specie sussistevano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale. In particolare, le videocamere, peraltro installate in un’area pubblica, avevano l’intento precipuo di raccogliere le prove del reato commesso.  

Il Garante per la privacy, riguardo proprio a questa sentenza, aveva sottolineato che la sorveglianza occulta non possa diventare una prassi ordinaria, in quanto i controlli devono essere proporzionarti e non eccedenti. Quindi, la sorveglianza occulta è ammissibile, solo come extrema ratio, a fronte di gravi illeciti e con modalità spazio-temporali tali da limitare l’incidenza del controllo sul lavoratore, resta essenziale il requisito della proporzionalità e non eccedenza.  

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