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Recente sentenza della Cassazione

Recente sentenza della Cassazione: la reperibilità va considerata come orario di lavoro e non di riposo, ma non deve essere retribuita come lavoro straordinario

La Cassazione si è recentemente pronunciata su un caso sollevato da alcuni vigili del fuoco, addetti presso la base USA di Napoli, che svolgevano turni di 24 ore, di cui 8 ore notturne in cui si tenevano a disposizione per eventuali interventi antincendio, pernottando in alloggi di servizio.

I lavoratori ricorrevano in giudizio sostenendo che il periodo di reperibilità andava considerato come orario di lavoro e non come periodo di riposo e chiedendo, per le ore notturne, il pagamento delle maggiorazioni previste per il lavoro straordinario, detratta l’indennità di pernottamento che avevano percepito.

Le rivendicazioni dei vigili del fuoco venivano rigettate in primo e secondo grado: secondo i giudici di merito, infatti, le ore di lavoro notturno dovevano essere considerate come ore di riposo e non di lavoro. La Corte di Cassazione, invece, ha adottato una posizione parzialmente diversa.

Dopo aver rammentato alcune rilevanti decisioni della Corte di Giustizia UE, la Cassazione ha richiamato il proprio precedente in materia di reperibilità dei dirigenti medici, in cui aveva stabilito che: “l’obbligo di essere fisicamente presente nel luogo stabilito dal datore di lavoro entro otto minuti è di natura tale da limitare in modo oggettivo la possibilità del lavoratore di dedicarsi ai propri interessi personali e sociali sicché le ore di guardia devono essere considerate come orario di lavoro” (Cass. 34125/2019).

Considerate dunque tutte le decisioni richiamate, in base alle quali i periodi di reperibilità vanno considerati orario di lavoro e non di riposo (tanto quelli trascorsi all’interno dell’azienda, quanto quelli trascorsi al di fuori, quando la facoltà del lavoratore di gestire il proprio tempo libero viene compressa in maniera significativa), ha statuito che anche per il caso dei vigili del fuoco addetti alla base USA di Napoli:

deve considerarsi fermo il dato della ricomprensione nell’orario di lavoro del periodo di guardia presso il datore di lavoro”.

Tale principio, tuttavia, non ha portato all’accoglimento del ricorso presentato dai lavoratori.

Se è vero che la normativa europea impone di considerare la reperibilità come orario di lavoro, infatti, essa non impone una specifica modalità di retribuzione della stessa: è legittimo allora un contratto collettivo o una decisione datoriale che remuneri diversamente i periodi di reperibilità nel corso dei quali siano state effettuate realmente delle prestazioni (come ad esempio, per il caso in questione, le ore in cui i vigili siano intervenuti di notte per placare un incendio), rispetto a quelli in cui non è stato effettuato alcun lavoro.

Sulla base di tali dati e considerazioni, in definitiva, secondo la Corte di Cassazione:

Il mancato pagamento di tale porzione dell’orario di lavoro (la reperibilità) quale lavoro straordinario, ma bensì con indennità di pernottamento, non risulta contrario alla normativa europea e nazionale nei termini prospettati dai ricorrenti”.

Centro Studi | Studio Cassone

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