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Risarcimento per somministrazione irregolare: quale tassazione?

Con la risposta n. 130/E del 6 giugno 2024 l’Agenzia delle Entrate risponde ad un quesito in merito al trattamento fiscale applicabile alla somma oggetto di indennità risarcitoria corrisposta a seguito di una sentenza. In particolare, la sentenza aveva ad oggetto la domanda di un lavoratore alla costituzione di un rapporto di lavoro con l’utilizzatore e al risarcimento del danno subito per somministrazione irregolare.

 

Il quesito poneva il problema se la stessa dovesse essere assoggettata a tassazione o dovesse essere considerata esente.

 

L’Agenzia delle Entrate, nella propria premessa, ha richiamato, la nota distinzione tra:

 

  • c.d. lucro cessante: quando l’indennizzo percepito compensa (in via integrativa o sostitutiva) la mancata percezione di redditi di lavoro o il mancato guadagno, le somme corrisposte vanno ricomprese nel reddito complessivo del soggetto e, di conseguenza, assoggettate a tassazione;

  • c.d. danno emergente: quando l’indennizzoriguarda perdite effettivamente subite, le somme corrisposte  non vanno assoggettate a tassazione, in quanto manca il presupposto impositivo “dal momento che l’indennizzo assume un carattere risarcitorio del danno alla persona del soggetto leso e manca una qualsiasi funzione sostitutiva o integrativa di eventuali trattamenti retributivi”.

 

Al proposito, l’Agenzia richiama la Cassazione, ove pone a carico dell’interessato la prova dell’esistenza e dell’ammontare del danno subito, in quanto «in assenza di tale prova torna applicabile il principio più volte affermato dalla Corte di Cassazione, secondo cui alla somma versata dal datore di lavoro in base ad una definizione transattiva della controversia, che tenga ferma la cessazione del rapporto, deve essere presuntivamente attribuita, al di là delle qualificazioni formalmente adottate dalle parti, la natura di ristoro della perdita di retribuzioni che la prosecuzione del rapporto avrebbe implicato, e quindi il risarcimento di un danno qualificabile come lucro cessante» (cfr. Cass. n. 360 del 2009 ed inoltre n. 14167 del 2003 e n. 4099 del 2000).

 

Ai sensi del c.d. TU Contratti oveil giudice accolga la domanda di costituzione di un rapporto di lavoro con l’utilizzatore, condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno in favore del lavoratore. Tale “indennità ristora per intero il pregiudizio subito dal lavoratore, comprese le conseguenze retributive e contributive, relativo al periodo compreso tra la data in cui il lavoratore ha cessato di svolgere la propria attività presso l’utilizzatore e la pronuncia con la quale il giudice ha ordinato la costituzione del rapporto di lavoro».

 

Tutto ciò considerato, l’Agenzia delle Entrate ritiene che l’indennità corrisposta al lavoratore in questione sia “qualificabile quale risarcimento del danno consistente nella perdita di redditi di lavoro dipendente e come tale  abbia una valenza sostitutiva del reddito non conseguito (…)”.

 

Le somme corrisposte, in particolare, devono essere assoggettate  a tassazione separata.

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