Coronavirus: sospensione dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo

L’emergenza epidemiologica ha messo a dura prova la tenuta dell’economia italiana e le misure restrittive emanate dai Decreti delle scorse settimane hanno prima ridotto e in alcuni casi sospeso l’operatività e l’attività di molte aziende. Nel DecretoCura Italia” si è corso ai ripari disponendo misure di sostegno per i lavoratori e introducendo delle clausole di salvaguardia dei posti di lavoro. 

Infatti, nel DL 17 marzo 2020, n.18 all’art.46 sono sospese le procedure di impugnazione dei licenziamenti. In ossequio a quanto previsto dalla norma, a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto, sono sospese per 60 giorni le procedure di licenziamento collettivo, individuale per giustificato motivo oggettivo e le procedure pendenti successivamente alla data del 23 febbraio 2020. 

I datori di lavoro in questo lasso di tempo non potranno recedere dal contratto per ragioni inerenti all’attività produttiva o ragioni inerenti al regolare funzionamento della stessa (ad esempio esigenze organizzative), ovvero licenziamenti collettivi nei casi di mobilità, trasformazione o cessazione aziendale.  

Escludendo le motivazioni succitate, quando è possibile licenziare nel periodo emergenziale? 

I datori di lavoro potranno recedere dal contratto solo nei seguenti casi

  • licenziamenti per giusta causa che sono quelli che non consentono la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto; 

  • licenziamenti per giustificato motivo soggettivo, ivi compresi quelli di natura disciplinare che comportano il rispetto della procedura di contestazione e di difesa formulata dall’art. 7 della legge n. 300/1970 e dai CCNL; 

  • licenziamenti per raggiungimento del limite massimo di età per la fruizione della pensione di vecchiaia, atteso che per la eventuale prosecuzione fino al limite dei settanta anni occorre il consenso del datore di lavoro, come ricordato dalle sezioni unite della cassazione con la decisione n. 17589 del 4 settembre 2015; 

  • licenziamenti per la fruizione del pensionamento per la “quota 100”; 

  • licenziamenti dovuti al superamento del periodo di comporto ove si è in presenza di un iter “assimilabile” a quello del giustificato motivo oggettivo. per completezza di informazione ricordo che il legislatore al comma 7 dell’art. 7 della legge n. 604/1966 che riguarda la procedura per il tentativo obbligatorio di conciliazione nei casi in cui il datore di lavoro intenda procedere ad un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, esclude, espressamente, da tale tentativo, i licenziamenti per superamento del periodo di comporto; 

  • licenziamenti per inidoneità; 

  • licenziamenti dei dirigenti ove la motivazione prevista è quella della “giustificatezza”: tale canone difetta del rigore che caratterizza i licenziamenti degli altri lavoratori in quanto, sotto l’aspetto oggettivo, la posizione assegnata al dirigente potrebbe non essere pienamente adeguata allo sviluppo strategico dell’impresa, cosa che consente il suo licenziamento nel quadro di un migliore posizionamento sul mercato (Cass. 11 giugno 2008, n. 15496); 

  • licenziamenti dei lavoratori domestici, in quanto, in tali casi, il recesso è “ad nutum”. 

  • la risoluzione del rapporto di apprendistato al termine del periodo formativo a seguito dell’esercizio datoriale della previsione contenuta nell’art. 2118 c.c.: in tale ipotesi non è ravvisabile il giustificato motivo oggettivo. 



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