I trattamenti di integrazione salariale tra “autorizzato” e “fruito”

Il decreto “Agosto” (d.l. 104/2020) ha, tra le altre, introdotto ulteriori 18 settimane (9+9) di trattamento di integrazione salariale. Nel prevedere tale nuovo periodo, però, il Legislatore ha ribaltato la logica di accesso agli stessi prevista originariamente nella prima fase di emergenza dovuta al Covid-19 nei decreti “Cura Italia” (d.l. 18/2020) e “Rilancio” (d.l. 34/2020).

In sintesi, da un punto di vista procedurale, infatti, per i trattamenti di CIGO e FIS veniva prevista una mera informativa sindacale senza obbligo di intesa con RSA e RSU. Per i trattamenti in deroga (CIGD), invece, alla luce del dettato normativo, sembrava necessitare un accordo nel caso di imprese occupanti più di 5 dipendenti. Sono sorti alcuni problemi operativi e interpretativi, specialmente in riferimento alla possibilità di accesso e di successiva proroga dei trattamenti integrativi.

Le ulteriori settimane di CIGO e FIS previste inizialmente dal decreto “Cura Italia” potevano essere richieste esclusivamente dai datori di lavoro che avessero interamente fruito il periodo precedentemente concesso di 9 settimane.

Per la CIGD, originariamente, la proroga di 5 settimane veniva concessa solo per i datori di lavoro ai quali fosse già autorizzato un periodo di 9 settimane. Una volta cumulate le 14 settimane si prevedeva un ulteriore periodo di 4 settimane.

Proprio riguardo il trattamento di cassa integrazione guadagni in deroga, vi è stato un problema di coordinamento quanto ai presupposti necessari per l’accesso all’ulteriore periodo di trattamento che è stato oggetto del messaggio n. 2825 del 15 luglio 2020 dell’INPS. L’Istituto di previdenza, infatti, puntualizzava: “L’articolo 1, comma 1, del decreto-legge n. 52/2020 - in deroga a quanto previsto, tra l’altro, dall’articolo 22 del decreto-legge n. 18/2020 e successive modificazioni - ha stabilito che tutti i datori di lavoro che hanno interamente utilizzato il periodo precedentemente concesso fino alla durata massima di quattordici settimane, possono usufruire di ulteriori quattro settimane anche per periodi antecedenti al 1° settembre 2020. Resta ferma la durata massima complessiva di diciotto settimane considerati i trattamenti cumulativamente riconosciuti.”

Il decreto “Agosto”, prevedendo ulteriori 9 settimane di trattamento, ne ha subordinato l’utilizzo in un dato lasso temporale (13 luglio 2020 – 31 dicembre 2020). Tale scelta si presume essere stata compiuta per vincolare, evidentemente, il trattamento di cassa integrazione durante la fase di emergenza dovuta al Covid-19.

La seconda tranche di trattamenti di CIGO, FIS e CIGD, prevista dal decreto legge n. 104 del 2020, quindi, è slegata alla logica della precedente fruizione come invece avveniva per l’accesso ai trattamenti introdotti nel “Cura Italia” e nel “Rilancio”.

Ribaltando il criterio, pertanto, i periodi di trattamento imputabili alla data precedente al 13 luglio 2020 hanno preso a riferimento non più il “fruito” ma “l’autorizzato”.

Ne consegue che le settimane già autorizzate prima dell’entrata in vigore del decreto “Agosto” ma riferibili a periodi successivi al 12 luglio vanno imputate alla seconda parte di trattamento di integrazione salariale prevista dal Legislatore per reagire all’emergenza coronavirus.

​​​​​​​Il termine “autorizzato” utilizzato dal Legislatore, quindi, è finito per diventare mero indicatore per operare il computo delle settimane di trattamento di cassa integrazione a cavallo della data del 13 luglio 2020 prevista dal decreto “Agosto”.

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