Cassazione: uso del videoterminale e pausa di 15 minuti ogni 120

I quindici minuti di pausa ogni centoventi minuti previsti prima dal D.lgs. n. 626/1994 e poi dal D.lgs. n. 81/2008 per i lavoratori addetti ai videoterminali, devono essere riconosciuti esclusivamente se l’attività al videoterminale medesimo è di carattere continuativo. In presenza di altre mansioni amministrative, queste sostituiscono le interruzioni e sono alternative all'uso del videoterminale.

Lo ha precisato la Corte di Cassazione con sentenza 11 febbraio 2015, n. 2679, al fine di regolamentare le pause disciplinate per i videoterminalisti e prevenire gli infortuni sul lavoro.

Il videoterminale è sempre più utilizzato per eseguire la propria prestazione lavorativa; per questo è necessario stabilire delle regole per il corretto uso in termini di salute.

A tal fine, l’INAIL ha predisposto una serie di linee guida sul corretto uso dei videoterminali e il Ministero del Lavoro, con il D.M. n. 2/2000, ha previsto una disciplina particolare per i c.d. videoterminalisti, sulla scia delle disposizioni sulla Sicurezza sul Lavoro della ex D. Lgs. n. 626 del 1994, che attualmente è in vigore col TU sulla Sicurezza sul Lavoro, il Decreto Legislativo n. 81 del 2008.

In una vicenda di fine anni ’90, una società veniva adita in giudizio per non aver riconosciuto ad una dipendente le pause previste dalla normativa, in quanto oltre alle mansioni da svolgere davanti al videoterminale, la stessa aveva anche compiti di tipo amministrativo, non richiedenti l’utilizzo del PC.

Il Giudice del lavoro in accoglimento della domanda proposta dalla lavoratrice, condannava la società al pagamento di risarcimento danni per la mancata fruizione delle pause al videoterminale, come previsto dal dato normativo di cui sopra.

La società ricorreva in appello e la Corte territoriale rilevava che, in base alle risultanze della prova testimoniale, era emerso che gli addetti al videoterminale svolgevano anche altre autonome mansioni amministrative senza l’uso continuativo dei videoterminali, con conseguente cambiamento di attività, così realizzandosi la condizione prevista dall’art. 54 del d.lgs. n. 626/1994, in alternativa alla regolamentazione disciplinata delle pause.

Per la cassazione di tale sentenza la lavoratrice proponeva ricorso, che sarà poi respinto dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 2679/2015, sulla base delle seguenti motivazioni.

I giudici, dopo aver premesso che la normativa applicabile al caso di specie è il D.lgs. n. 626/1994 (oggi sostituito dall’art. 175 del D.lgs. 81/2008), osservano che l’articolo 54 del decreto garantiva, in caso di attività per almeno quattro ore consecutive, il diritto ad una “interruzione” mediante “pausa” o “cambiamento di attività”, secondo modalità stabilite dalla contrattazione collettiva anche aziendale.

In mancanza di accordi contrattuali, la norma prescriveva una pausa di 15 minuti ogni 120 trascorsi al videoterminale (come prevede anche la nuova legge).

La Corte di merito, sulla base delle risultanze della prova testimoniale, ha accertato che nella fattispecie non sussisteva la continuità della applicazione al videoterminale e che, peraltro, lo svolgimento dell’attività amministrativa nella stessa giornata comportava un cambiamento di attività, idoneo ad integrare la prevista interruzione.

Pertanto, tale accertamento è conforme a diritto e rispetta la normativa antinfortunistica, essendo unicamente rilevante la continuità, nella giornata, dell'adibizione al videoterminale.

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